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"...Stai attento a te...e leggi solo se ti ritieni più potente del Diavolo che sono..."

domenica 14 gennaio 2007

Sommo

Muovo la voce:-O anime affannate ,
Venite a noi parlar,s'altri nol niega.-
Quali colombe dal disio chiamate,

Con l'ali aperte e ferme, al dolce nido
Vengan per l'aere,dal voler portate;
Cotali uscir dalla schiera dov'è Dido,

A noi venendo per l'aer maligno:
Sì forte fu l'affettuoso grido.
-O animal grazioso e benigno,

Che visitando vai per l'aer perso
Noi che tingemmo il mondo di sanguigno;
Se fosse amico il Re dell'Universo,

Noi pregheremmo lui per la tua pace,
Po' ch'hai pietà del nostro mal perverso.
Di quel ch'udire e parlar ti piace:

Noi udiremmo, e parleremo a vui,
Mentre ch'il vento, come fa, si tace.
Siede la terra dove nata fui,

Sulla marina dove il Po discende
Per aver pace co' seguaci sui.
Amor, che a cor gentile ratto s'apprende,

Prese costui dalla bella persona
Che mi fu tolta; e il mondo ancor m'offende.
Amor, ch'a nullo amato amar perdona

Mi prese per costui pacer, sì forte
Che, come vedi, ancor non m'abbandona.
Amor condusse noi ad una morte.

Caina attende chi vita ci spense.-
Queste parole da loro ci fuor porte.
Dacch'io intesi quell'anime offense,

Chinai il viso; e tanto il tenni basso,
Fin che il poeta mi disse:-Che pense?-
Quando risposi, cominciai:-Oh Lasso!

Quanti dolci pensier', e quanto disio
Menò costoro al doloroso passo!-
Poi mi rivolsi a loro e parla' io,

E cominciai:-Francesca, i tuoi martiri,
A lagrimar, mi fanno tristo e pio.
Ma dimmi: al tempo de' dolci sospiri,

A che, e come, concedette Amore
Che conosceste i dubbiosi desideri?-
Ed ella a me:-Nessun maggior dolore

Che ricordassi dal tempo felice
Nella miseria. E ciò sa il tuo dottore.
Ma se a conoscer la prima radice

Del nostro amor tu hai tanto affetto,
Farò come colui che piange e dice.
Noi leggevamo un giorno, per diletto,

Di Lancillotto, come amor lo strinse:
Soli eravamo, e senza alcun sospetto.
Per più fiate gli occhi ci sospinse

Quella lettura, e scolorcci il viso:
Ma solo un punto fu quel che ci vinse.
Quando leggemo, il disiato riso

Esser baciato da cotanto amante,
Questi, che da me non fia diviso,
La bocca mi baciò tutto tremante.

Galeotto fu 'l libro, e chi lo scrisse.
Quel giorno più non vi leggemmo avante.-

Dante Alighieri-Inf V, vv. 80-139
Paolo e Francesca

1 commento:

Anonimo ha detto...

SPERO CHE NOI NON SAREMO DESTINATI A PATIRE QUELLE ATROCI PENE DELL'INFERNO, ANCHE SE DOBBIAMO AMMEETTERE CHE L'ARDORE DELLA NOSTRA PASSIONE E' LA STESSA..... :)

 
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